Cristo è risorto dai morti,
ha schiacciato la morte con la morte,
a quelli che erano nei sepolcri,
ha ridato la vita!
CristoV anesth ek nekrwn,
qanatw qanaton pathsaV,
kai toiV en toiV mnhmasi,
zwhn carisamenoV!
questa ci viene dal mitico Teo:
"La gioia di Cristo risorto sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte dal versante giusto: quello del terzo giorno". Da quel versante le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell'agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo nuovo".
Con questo parole di Don Tonino Bello, di cui proprio oggi (20 aprile, nota dello ziofranco) cade il 10 anniversario della morte, ricambio gli auguri a tutti.
La pecora smarrita, Teo.
Questa non è notte
se donne in segreto
preparano aromi,
se le piante mettono
gemme di luce.
Questa non è notte,
se sale la luna
al colmo
se mondato
è il cuore.
Questa non è notte
se profuma l’azzurro
appena percorso
dal vento di primavera,
se desti vegliano
i sensi, come uccelli
non appisolati sul ramo.
Questa non è notte,
se gonfia è la terra
di luce sepolta,
in attesa dell’alba,
se, chino, l’orecchio
ode un rotolio profondo
di pietre smosse.
Questa non è notte,
se rosseggia in letizia
la sacra brace
crepitante,
se, nel buio ardente,
partorisce il silenzio
i freschi vagiti
dell’alleluia…
Questa non è notte.
Questa non c'entra con il tema (attuale) di questo blog, ma domenica prossima sono le Palme.
L’asino
Al tempo che i pesci volavano e i boschi camminavano
e i fichi maturavano sui pruni
un’ora che la luna era sanguigna,
io certo nacqui in quell’ora.
Testa mostruosa e voce lacerante
e orecchie come ali vagabonde,
diabolica parodia ambulante
di tutti gli animali a quattro zampe.
Miserabile paria della terra,
d’antica volontà distorta;
digiuno, frustato, deriso: io son muto,
e tengo il mio segreto.
Sciocchi! Perché ebbi anch’io la mia ora,
un’ora del passato dolce e fiera:
clamore intorno alle mie orecchie,
e palme davanti ai miei piedi!
(G.K. Chesterton)
parentesi: questi blog mi sono piaciuti
Le domande che poni meriterebbero una lunga chiacchierata, perché complesse e difficili da risolvere in due righe. Posso tentare di raccontare in due parole la mia esperienza, che però è quella di Ricerca e Sviluppo (quindi non di produzione), che di per sé sicuramente ha delle caratteristiche peculiari. Circa il primo punto, purtroppo il rapporto tra Accademia e Industria in Italia (e non solo nel Sud) non funziona. Che questa sia la realtà (mi riferisco quanto meno alla ricerca biomedica) è sin troppo evidente. I motivi sono tanti, incluso un aspetto storico-culturale dovuto al fatto che per la cultura europea la conoscenza di per sé, senza alcuna applicazione pratica, ha sempre avuto un valore e una dignità molto superiore al saper fare (vedi ad esempio il diverso valore attribuito alla formazione liceale rispetto a quella degli istituti tecnici). Se da alcuni anni è stato aperto un dibattito sui rapporti tra Accademia e Industria non è perché ci si è resi conto che da tale rapporto ne beneficerebbero ambedue, ma semplicemente perché non ci sono più soldi per l’Università, che vede nell’Industria una fonte di finanziamento, a patto di poter continuare a lavorare e pensare esattamente come prima. Questa è la mia esperienza, con le doverose eccezioni che ci sono sempre, ma la mentalità è questa nella grande maggioranza di casi. Fino a che non si cambia, da ambedue le parti, l’approccio al problema, cercando anzitutto di comprendere la logica e gli obiettivi dell’altra parte, non vedo molte soluzioni. Senza dimenticare che una buona parte successo tecnologico in US è stato proprio determinato dalla forte connessione tra accademia e industria. Circa il terzo punto, dopo aver lavorato in una multinazionale e adesso in una media industria italiana, mi sembra (sempre per Ricerca e Sviluppo) che si tratti di strumenti che è doveroso e utile comprendere e applicare, ma senza illudersi che possano risolvere i problemi di un’azienda. Vedi il project management. In ricerca è importante così come il planning, ma i problemi veramente cruciali di un progetto di ricerca non li può risolvere nè il PM nè il planning. In ricerca bisogna avere la flessibilità di cambiare i progetti quasi di giorno in giorno (non proprio così, esagero). Peraltro, mi sembra anche che più un sistema è complesso (più persone che interagiscono tra loro, imprevedibilità dei risultati, tempi a volte non programmabili con precisione), più potrebbe essere sensato lasciare al sistema lo spazio di auto-organizzarsi (teoria del caos applicata al management?). Non credo di essere riuscito a dirti tutto quello che penso. Sarebbe meglio discuterne davanti a un bel bicchiere di vino. Fammi sapere se sei d’accordo, o cosa ne pensi. Francesco
Io non ho una (grande, piccola ?) esperienza in materia anche se da circa due anni sto seguendo corsi di formazione sulla ‘formazione’. È di martedì scorso una lezione, che verteva su ‘I servizi – Qualità dei servizi’ . Credo sia iniziato un lento processo di rinnovamento, nella gestione dell’università come nelle imprese. Ci vorrà del tempo prima che gli effetti di una nuova mentalità possa dare frutti; passerà ancora del tempo prima che tutta la ‘zavorra’ clientelare dell’università (docente e non) sia smaltita e sostituita con persone motivate nel lavoro, preparate e in aggiornamento continuo. Così, con riflessi a catena, formando persone (gli studenti) con criteri legati ad una pianificazione dei bisogni del territorio (quale territorio poi, è uno dei temi nel tema) si dovrebbero avere imprese del sud preparate alla grande competizione. In sintesi la teoria dovrebbe essere, grosso modo, questa. Nando
Meditate, gente, sulla domanda di Giuseppe: "perchè sul lavoro più ci si perfeziona tecnicamente, anche dal punto di vista gestionale, e più diminuisce la disponibilità di tempo libero?"
Caspiterina...e noi che pensavamo "chissà se qualcuno ci risponde!!!" E io stampo, ho bisogno di rileggere con calma Tommaso, ora sono presa dai fornelli per la cena. Altro che project management, almeno due o tre ne occorrono in una casa. Mi spiace che sia così nero, se potesse se la mangerebbe la povera Alice, ma purtroppo per lui non c'è il lupo in questa favoletta. Alice.
Ho letto con sorpresa l'articolo su Project Management e Problem Solving in quanto, da un lato non mi aspettavo che su San Lazzaro potessero essere trattati anche questi temi e, dall'altro, in quanto come mestiere dirigo corsi di formazione avanzata di management. Le metodologie didattiche adottate sono, tra le altre, proprio il project management ed il problem solving che, prima ancora di essere delle tecniche, sono dei metodi e delle filosofie alle quali ispirarsi non solo nel mondo del lavoro ma anche nel quotidiano extralavorativo. Queste metodologie non solo sono applicabili al Sud, ma moltissime imprese del barese adottano con successo tali tecniche che rappresentano nomi oscuri o impossibilità di conoscenza solo per chi non desidera approfondirne i contenuti. Gli allievi dei nostri corsi imparano ad imparare e quindi a ragionare in termini di project management e problem solving in quanto validi supporti per l'apprendimento e per il modo di essere, prima ancora che per il lavoro. Quindi non si tratta di "esterofilie" ma piuttosto di sapersi informare, acculturare in quanto, anche in questo caso "il bello ed il buono fa poca notizia" mentre il negativo è più facilmente divulgabile (piangersi addosso è facile!). D'altro canto è molto più semplice accontentarsi di conoscere (magari "ad orecchio") altre fattispecie da "supermercato della cultura" (vedi "nuove" tecniche di comunicazione ampiamente manipolatorie, oppure il marketing senza costrutto scientifico, ecc) che approfondire i luoghi ed i contenuti della conoscenza. Che esistono, anche qui al Sud e qui a Bari. Cordialmente. Tommaso.
Ciao, se vuoi ho un po' di materiale sul problem solving di un corso che ho fatto. Se ti serve, fammi un fischio :) martebip (che appaio anonima e mica so perché :P http://nostalgiadifuturo.splinder.it
evvai martebip! (loziofranco)