The world is changed. I feel it in the water.
I feel it in the earth. I smell it in the air.
Much that once was is lost,
for none now live who remember it.
It began with the forging of the Rings of Power.
Three were given to the Elves,
immortal, wisest and fairest of all beings.
Seven were given to the Dwarves,
great miners and craftsmen of the mountain halls.
And nine, nine rings were gifted to the race of Men,
who above all else desire power.
L’obbedienza non è più una virtù http://www.liberliber.it/biblioteca/m/milani/l_obbedienza_non_e_piu_una_virtu/html/sommario.htm
chi se lo ricorda, don Milani?
Mimmo segnala: “questo sito è interessante (...l'ora legale...) http://www.ien.it/tf/time/ c'è una piacevole visita interattiva ai laboratori del Galileo Ferraris. Link utile per gli studenti”
“boh! Mimmo, sei fuso! Se questa è la tua idea di piacevole visita interattiva!! Comunque c’è anche un coso per sincronizzare l’ora del PC con un orologio atomico. E’ alla pagina http://www.ien.it/tf/time/Pagina6.html Qualcuno lo prova e ci fa sapere se funziona?”
non è proprio come la penso io, comunque mi sembra notevole:
"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. " (Italo Calvino)
Un altro atteggiamento per rendere la presenza di Dio continua e consapevole è l’esercizio diligente e frequente dell’aspirazione spirituale. E’ la preghiera detta aspirativa, che si esprime tra l’altro nelle giaculatorie, nei gridi dell’anima, negli slanci del cuore. Una volta per questo esercizio spirituale si aveva una grande sollecitudine; oggi ho l’impressione che le anime troppe volte siano fredde e che anche la preghiera vada avanti attraverso uno sviluppo logico, in momenti programmati e prefissati perentoriamente.
La spontaneità, la vitalità dello slancio verso Dio, nel desiderio di lui, mi pare intorpidirsi; d’altra parte siamo talmente affaticati dal guardare le cose, siamo talmente occupati nel recepire notizie, siamo talmente invasi dalle superfluità della civiltà e della cultura, siamo talmente curiosi di tutto ciò che ci circonda, che vedere Dio e sospirare a lui diventa davvero difficile.
(Card. A. A. Ballestrero, Vivi nel Dio vivo, Ed.Paoline)
Carissimi, non vi preoccupate, che non vi scrivo per dirvi che non voglio più ricevere le vostre e-mail ... anzi! Mi fa piacere averle e condividere con voi parte del mio percorso. Vi mando, invece, il programma della settimana della carità che qui in parrocchia abbiamo messo su come gruppo Giovani di Aci (parlo della parrocchia SS. Salvatore di Capurso). Questa settimana nasce dalla nostra piccola esperienza presso le case di cura e vuole essere un piccolo approfondimento su un tema così importante quale quello dell'assistenza agli anziani, ma soprattutto sul senso dell'accoglienza, dato che qui in Capurso ci sono già tre case protette e altre 2 stanno per aprirsi. Questi anni all'interno delle case ci hanno fatto riflettere molto sul senso dell'accoglienza e sul diritto che questi nostri amici hanno di trascorrere gli ultimi anni circondati dall'affetto dei propri cari e di nuovi amici che, come noi, hanno la possibilità di conoscerli, ascoltare le loro storie, i loro consigli ... sono un mondo da scoprire!!
Non meno importante dell’offerta delle azioni è l’impegno dell’accettazione di tutto dalle mani del Signore. La giornata di oggi come sarà? “Sarà come tu vorrai. Che cosa mi domanderai non lo so, ma fin da ora te lo do, perché sei tu che lo vuoi per me”.
E’ un allenamento spirituale a cui dobbiamo assuefarci, di cui dobbiamo stimare sommamente l’efficacia per l’incremento della nostra fede e anche della visione contemplativa della vita. Il Signore non ci mette nel labirinto delle cose umane perché ci perdiamo, ma perché nel fondo del labirinto noi troviamo lui. Spesso lo cerchiamo fuori di noi, mentre egli è dentro di noi. L’impegno a vivere dentro, offrendo tutto ciò che il Signore ci domanda e accogliendo da lui con riconoscenza e con obbedienza le sue scelte per noi, è cosa veramente preziosa per l’esercizio della presenza di Dio, per l’apprezzamento delle sue opere.
Card. A. A. Ballestrero, Vivi nel Dio vivo, Ed.Paoline
A proposito di "lectio divina":
questa ci viene da fidibi (è una pagina tratta da un libro del Cardinale Martini)
OTTO PAROLE CHIAVE
In quale modo utilizzare il testo biblico per una meditazione che sfoci in preghiera e in atti concreti di vita?
Confesso che è la domanda a cui mi sforzo di rispondere da una vita, una domanda sempre da rinnovare, da rilanciare, da rimettere in cantiere.
Richiamerò dunque, brevemente, alcune parole chiave che formulo in latino perché non è facile trovare in italiano un equivalente sufficientemente comprensivo: sono parole che mi permettono di cogliere come avviene il passaggio dal testo biblico alla vita transitando per la preghiera e la contemplazione.
1. La lectio consiste nel leggere e rileggerre un brano biblico mettendone in rilievo gli elementi portanti, il dinamismo, la struttura, i personaggi, le azioni, le qualità delle azioni, il contesto prossimo e remoto, i testi affini.
È quindi un lavoro ampio che ha lo scopo di rispondere alla semplice domanda: che cosa dice questo brano? Molte volte ho notato, anche nella predicazione e nell’omiletica, che si parte da una pagina della Sacra Scrittura ritenendola ovvia per esprimere qualche pensiero su di essa, saltando l’interrogativo fondamentale e assolutamente inevitabile: che cosa dice?
Esaminato così, un testo che magari ho letto e ascoltato centinaia e migliaia di volte, appare come nuovo.
Perciò raccomando ai giovani di leggere il testo con la penna in mano, cominciando a sottolineare i soggetti, le azioni, i sentimenti, le qualità. Non è necessario l’armamentario – pure importante – dello strutturalismo, di tutto lo studio della retorica. Io vorrei che ogni cristiano imparasse l’esercizio della lectio, ogni giovane a partire dai dodici anni; è il primo gradino, molto importante.
2. La meditatio è il secondo gradino e consiste nel ricercare i valori permanenti o i messaggi del testo. Risponde alla domanda: che cosa ci dice il testo? Quali valori permanenti porta avanti nella storia?
3. Alla meditatio segue un passaggio delicatissimo: all’attività umana – certamente guidata dalla grazia se si vuole giungere alla preghiera – si sostituisce gradualmente l’azione di Dio. È il momento della contemplatio, momento nel quale ci mettiamo di fronte al mistero da cui è nato il brano biblico, al mistero di Dio Amore, al mistero di Cristo e dello Spirito diffuso e operante nella storia. Allora il brano parla a me, per me, non è più soltanto un veicolo di messaggi generali.
4. L’oratio è il quarto gradino, dove comincio a dialogare con il Signore Gesù, partendo dal testo, mediante la lode, il rendimento di grazie, la domanda. Viene alla mente la semplicissima definizione di Santa Teresa d’Avila: «L’orazione non è altro che un intimo rapporto di amicizia, un intrattenimento con Colui da cui sappiamo d’essere amati». Ma solo a questo punto il colloquio con Gesù entra in movimento.
5. Dalla oratio nasce la consolatio, termine che richiederebbe una lunga spiegazione. Lo uso nel senso della paraklesis neotestamentaria: si sperimenta nel cuore gioia e affinità con gli atteggiamenti evangelici proposti dal messaggio del testo, si avverte il tocco di Dio.
6. Il gradino successivo è quello della discretio o discernimento. Consiste nel cogliere con chiarezza la differenza tra valori e disvalori, valori evangelici e contraffazioni. Qui il tocco di Dio è più forte, il momento mistico prevale.
7. E la discretio sfocia nella deliberatio, nella scelta di azioni e di stili di vita pienamente conformi al Vangelo.
8. L’ultimo gradino è l’actio: si compie concretamente un’azione che cambia il cuore, converte la vita.
Da: Carlo Maria Martini, La pratica del testo biblico, PIEMME 2000